Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata

Il sito del patrimonio mondiale comprende tre diverse aree archeologiche: le antiche città di Pompei ed Ercolano con la Villa dei Misteri  (ad ovest di Pompei) e la Villa dei Papiri (ad ovest di Ercolano); le Ville A (Villa di Poppea) e B (Villa di Lucio Crasso Terzo) a Torre Annunziata. La grande estensione della città commerciale di Pompei contrasta con la più piccola e meglio conservata area di Ercolano, mentre la Villa A di Torre Annunziata costituisce una testimonianza vivida dello stile di vita opulento proprio dei più ricchi cittadini del primo Impero Romano.
L’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ricoprì completamente le due fiorenti città romane di Pompei ed Ercolano, così come le numerose ricche ville di campagna dell’area.
Pompei fu sepolta prevalentemente da uno spesso strato di cenere vulcanica e lapilli mentre Ercolano scomparve sotto colate e flussi piroclastici. Questi siti sono stati scavati progressivamente e resi accessibili al pubblico dalla metà del XVIII secolo. Tuttavia, nel caso di Ercolano, molte aree della città antica giacciono ancora sepolte sotto l’abitato moderno e sono state solo esplorate  e rilevate attraverso una rete di cunicoli del XVIII secolo che attirò l’attenzione dei visitatori del Grand Tour ed è ancora oggi impiegata per la visita nei sotterranei dell’antico teatro.
Pompei, con i suoi edifici ben conservati in un’area scavata di 44 ettari, è il solo sito archeologico al mondo che fornisca un’immagine completa di un’antica città romana. Il foro principale è circondato da imponenti edifici come il Capitolium, la Basilica e i templi e, all’interno della città, vi sono anche diversi complessi termali pubblici, due teatri e un anfiteatro. Di contro i quartieri urbani di Ercolano ed il fronte a mare presentano un migliore stato di conservazione con la significativa preservazione dei piani superiori degli edifici, in virtù del materiale piroclastico che seppellì la città. Il materiale organico fu infatti spesso carbonizzato per le alte temperature e i reperti eccezionalmente conservati comprendono oggetti di uso quotidiano, come prodotti alimentari, elementi architettonici e mobili in legno.
Pompei ed Ercolano sono entrambe rinomate per la notevole serie di edifici commerciali e residenziali costruiti lungo le strade lastricate. La tipologia residenziale più antica è la casa ad atrio, interamente rivolta verso l’interno con un cortile centrale: un esempio di questa tipologia  è la Casa del Chirurgo a Pompei. Con l’influenza ellenistica, questa tipologia fu ampliata e decorata con colonne e arcate ed arricchita di grandi ambienti di rappresentanza. Nella sua più alta espressione, questo tipo di casa romana, conosciuta attraverso le città di tutto l’impero, si trasformò in un vero e proprio palazzo, riccamente decorato e con molte stanze. Ne sono un’eccellente testimonianza la Casa del Fauno e la Casa dei Casti Amanti.
Le ville suburbane dell’area vesuviana sono forse anche più eccezionali in termini di dimensioni e di ricchezza delle decorazioni. Ad esempio, la Villa dei Misteri, originariamente una modesta abitazione del III secolo a.C., è una grande residenza appena fuori le mura di Pompei, sviluppatasi da una modesta casa del III sec. a.C., che ha preso il nome dagli eccezionali dipinti del triclinium, che rappresentano riti di iniziazione (‘misteri’) del culto di Dioniso. Le due ville di Torre Annunziata sono entrambe esempi straordinari di edifici suburbani della campagna intorno a Pompei. La villa A, cosiddetta di Poppea, è un’enorme residenza marittima costruita nella metà del I secolo a.C., poi ampliata durante l’età imperiale e in restauro al momento dell’eruzione. La villa è particolarmente nota per i suoi magnifici dipinti murali, molto ben conservati; è uno degli esempi più importanti di pittura romana per i superbi affreschi illusionistici di porte, colonnati e viste di giardini. La villa B è un eccellente esempio di villa rustica provvista di stanze e spazi dedicati alle attività commerciali, come depositi di anfore e compravendita di prodotti alimentari prodotti localmente, specialmente vino.
Diverse trasformazioni coinvolgono questi edifici nel tempo, realizzate in risposta al cambiamento delle condizioni dei loro proprietari, come le modifiche e i restauri condotti a seguito degli eventi sismici precedenti l’eruzione del 79 d.C., che riflettono la vita di una comunità sotto i cambiamenti ambientali ed economici.
Una particolare caratteristica di Pompei è la ricchezza dei graffiti murali. Al tempo dell’eruzione, doveva esservi un’imminente elezione e vi sono molti slogan politici scritti sui muri insieme ad altre frasi di natura più personale, spesso diffamatoria. Di contro ad Ercolano i depositi vulcanici hanno preservato centinaia di tavolette cerate, alcune delle quali conservano documenti giuridici e, alla Villa dei papiri sono stati trovati più di 1800 papiri contenenti testi filosofici greci.
La vasta gamma di fonti letterarie disponibili a Pompei ed Ercolano fornisce sia un quadro degli ultimi decenni di queste antiche città, sia l’immagine di comunità socialmente complesse e dinamiche, rappresentando un’eccezionale testimonianza delle abitudini e dello stile di vita della società romana nel primo secolo d. C. e l’importanza dei testi nella vita pubblica e privata.
Altre fonti importanti di evidenze archeologiche sono costituite dai resti degli uomini che morirono nell’eruzione. A Pompei è documentato un primo esperimento  archeologico, quando il gesso fu versato nei vuoti lasciati dal materiale vulcanico, permettendo di creare i calchi delle forme delle vittime umane e animali e di altro materiale organico.
Ad Ercolano, d’altro canto, furono scoperti circa 300 scheletri lungo l’antico litorale. Lo studio di questi campioni significativi delle vittime di queste città forniscono informazioni sulla loro salute, sullo stile di vita e sulla loro morte con la possibilità di confrontare tra loro i dati. I calchi stessi sono importanti fonti sia perché contengono resti di scheletro sia perché testimoniano delle pratiche archeologiche del XIX e XX secolo.
Un’altra eredità importante del XX secolo è il modo in cui Ercolano è stata presentata al pubblico come ‘museo all’aperto’, forse il primo in Europa, con la ricostruzione degli edifici sulla base delle evidenze archeologiche e l’esposizione degli oggetti originali all’interno del sito archeologico. Questo concetto di ‘museo all’aperto’ è stato poi adottato in diversi edifici di Pompei come mezzo per restituire il significato degli antichi spazi.
Gli imponenti resti delle città di Pompei ed Ercolano e le ville ad esse associate, distrutte e al contempo preservate dal Monte Vesuvio, forniscono una immagine viva e completa della società e della vita quotidiana in un momento specifico del passato che non ha eguali nel mondo. La riscoperta e la storia di questi luoghi come siti archeologici ha catturato l’immaginazione collettiva secolo dopo secolo, definendo pratiche archeologiche, storico artistiche, di conservazione e presentazione in Europa ed oltre.

Documentazione

  • far fa-file
  • Sito Web

    WHC