La Convenzione per la protezione del Patrimonio Mondiale culturale e naturale (1972)

Il patrimonio culturale e naturale rappresenta il punto di riferimento, il modello, l’identità dei popoli e costituisce l’eredità del passato da trasmettere alle generazioni future.
Ciò che rende eccezionale il concetto di Patrimonio Mondiale è l’universalità della sua applicazione. I siti compresi nella Lista del Patrimonio Mondiale appartengono ai popoli del mondo intero, a prescindere dal territorio sul quale si trovano.
Ciascun paese possiede siti che rivestono un interesse locale o nazionale e che sono, a ragione, fonte di orgoglio nazionale. La  Convenzione del 1972 incoraggia i Paesi membri a identificare e tutelare il proprio patrimonio che sia o meno iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale.

La differenza tra un sito del Patrimonio Mondiale e un sito del patrimonio nazionale risiede nel concetto di “eccezionale valore universale”. I siti scelti per costituire il Patrimonio Mondiale sono selezionati per le loro caratteristiche specifiche, che li rendono il miglior esempio possibile del patrimonio culturale e naturale di tutto il mondo. In base alla Convenzione i Paesi membri riconoscono che i siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale che si trovano sul proprio territorio, senza nulla togliere alla sovranità nazionale e al diritto di proprietà, costituiscono un patrimonio “alla cui salvaguardia l’intera comunità internazionale è tenuta a partecipare”.

Senza il sostegno degli altri paesi, alcuni dei siti culturali o naturali più importanti del mondo potrebbero rischiare di subire dei danni, o peggio ancora, di scomparire, spesso per mancanza dei fondi necessari alla loro conservazione.
La Convenzione rappresenta, quindi, un accordo, ratificato quasi universalmente, volto a garantire le risorse intellettuali e finanziarie (entro i limiti delle disponibilità) necessarie per la salvaguardia dei siti della Lista del Patrimonio Mondiale.
La Lista del Patrimonio Mondiale riflette la ricchezza e la diversità del patrimonio culturale e naturale del mondo intero.

Contenuti ed attuazione

L’idea di creare un movimento internazionale per proteggere il patrimonio nasce nel secondo dopoguerra. Nella Convenzione relativa alla tutela del patrimonio culturale e naturale mondiale del 1972, convergono due movimenti distinti: il primo incentrato sulla tutela dei siti culturali, l’altro sulla salvaguardia della natura.

La tutela del patrimonio culturale e naturale

Un avvenimento particolare suscitò la presa di coscienza della comunità internazionale: la decisione di costruire la diga di Assuan in Egitto con la conseguente inondazione della vallata nella quale sorgevano i templi di Abu Simbel, tesori dell’antica civiltà egizia. Nel 1959, dopo un appello del governo egiziano e di quello sudanese, l’UNESCO impostò un programma internazionale di tutela. Vennero accelerate le ricerche archeologiche nelle aree che sarebbero state inondate ma, soprattutto, i templi di Abu Simbel e di Philae furono smontati, trasportati su terreno asciutto e rimontati. La campagna costò circa 80 milioni di $USA; la metà della somma fu donata da una cinquantina di paesi attuando un’importante azione di solidarietà e di responsabilità condivisa per la tutela di beni culturali eccezionali. Questo successo aprì la strada ad altre campagne di tutela, quali quella per salvare Venezia (Italia), Moenjodaro (Pakistan), e restaurare Borobodur (Indonesia).
La Convenzione relativa alla tutela del patrimonio culturale e naturale mondiale venne approvata dalla Conferenza generale dell’UNESCO il 16 novembre 1972.
Essa prende in considerazione gli aspetti sia culturali sia naturali del patrimonio e sottolinea così le interazioni tra gli esseri umani e la natura e la fondamentale importanza di mantenere un equilibrio tra i due.

I vantaggi

Il vantaggio principale connesso alla ratifica della Convenzione del Patrimonio Mondiale è dato dall’appartenenza a una comunità internazionale che apprezza e tutela i beni di importanza universale, rappresentativi di un mondo con esempi eccezionali delle diversità culturali e delle ricchezze naturali.
Gli Stati membri della Convenzione uniscono gli sforzi per tutelare il patrimonio culturale e naturale mondiale ed esprimono così l’impegno comune di salvaguardare la nostra eredità per le generazioni future.
Il prestigio dato dall’essere Stato membro della Convenzione ed avere siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale è spesso catalizzante e accresce la sensibilizzazione nei confronti della tutela del patrimonio.
In particolare per i paesi in via di sviluppo, tra i principali vantaggi legati alla ratifica VI è l’accesso al Fondo per il Patrimonio Mondiale.
Possono anche essere concessi aiuti di emergenza nell’eventualità di azioni urgenti necessarie per fronteggiare danni causati da disastri naturali o dovuti all’azione dell’uomo. Oggi, il concetto di Patrimonio Mondiale è ben compreso, tanto che i siti iscritti nella Lista attirano la cooperazione internazionale e i progetti di tutela del patrimonio possono ricevere aiuti finanziari da numerose fonti diverse.
Inoltre, i piani di gestione, richiesti all’atto dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale, rappresentano uno strumento utile per la definizione di misure adeguate per la conservazione del sito, per ottimizzare l’impiego delle risorse umane e finanziarie disponibili e per le procedure di monitoraggio.
Infine, l’iscrizione di un sito nella Lista del Patrimonio Mondiale comporta una maggiore sensibilizzazione del pubblico nei confronti del sito e dei suoi valori eccezionali, rafforzando anche le attività turistiche. Quando queste ultime sono adeguatamente pianificate e organizzate nel rispetto dei principi del turismo sostenibile, possono costituire una risorsa non indifferente per il sito e per l’economia locale.

Attuazione

La Convenzione definisce le diverse tipologie di sito (culturale e naturale) da iscrivere nella Lista del Patrimonio Mondiale, stabilendo i doveri degli Stati membri nell’individuazione dei siti e il loro ruolo nella salvaguardia e conservazione degli stessi.
Gli Stati vengono incoraggiati a integrare i programmi di tutela del patrimonio culturale e naturale negli strumenti di pianificazione, ad assicurare sufficiente personale ed idonei servizi all’interno dei siti, ad intraprendere ricerche scientifiche e tecniche per la conservazione.
La Convenzione stabilisce l’obbligo degli Stati di fornire regolarmente al Comitato del Patrimonio Mondiale un rapporto sullo stato di conservazione dei siti iscritti. Incoraggia inoltre a sensibilizzare il pubblico nei confronti dei siti del patrimonio mondiale e a migliorare la loro protezione attraverso programmi di informazione e di educazione. Stabilisce anche le modalità di gestione e di utilizzo del Fondo per il patrimonio mondiale e le condizioni per usufruire dell’assistenza finanziaria internazionale.

Nella Convenzione vengono definite le funzioni del Comitato del Patrimonio Mondiale, le modalità di elezioni dei membri, la durata del mandato e l’elenco degli Organismi consultivi.
Il Comitato si riunisce una volta l’anno ed è costituito da 21 rappresentanti degli Stati membri della Convenzione eletti dall’Assemblea Generale per un mandato di un massimo di sei anni. È responsabile dell’applicazione della Convenzione, stabilisce l’utilizzo del Fondo per il Patrimonio Mondiale e concede aiuti finanziari su richiesta degli Stati membri. È il Comitato a decidere se un sito verrà iscritto sulla Lista del Patrimonio Mondiale; può anche rimandare la propria decisione e richiedere allo Stato proponente di fornire maggiori informazioni.
Il Comitato esamina i rapporti sullo stato di conservazione dei siti iscritti e chiede agli Stati membri di adottare specifiche misure quando un sito non è adeguatamente gestito. Decide anche quando iscrivere o togliere un sito dalla Lista del Patrimonio Mondiale in pericolo ed infine può anche decidere la cancellazione di un sito dalla Lista del Patrimonio Mondiale.

Soggetti attuatori

Stati parte

Sono i paesi che hanno aderito alla Convezione per il Patrimonio Mondiale. Provvedono a individuare e proporre i siti da iscrivere nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli Stati parte sono responsabili della conservazione dei valori dei siti dichiarati Patrimonio Mondiale e relazionano periodicamente sulle loro condizioni.

L’Assemblea generale

Comprende tutti gli Stati parte della Convenzione. Si riunisce una volta ogni due anni durante la sessione ordinaria della Conferenza Generale dell’UNESCO per eleggere i membri del Comitato, per esaminare la contabilità del Fondo per il Patrimonio Mondiale e per prendere decisioni sulle principali linee politiche.

Comitato del Patrimonio Mondiale

È il comitato intergovernativo responsabile dell’applicazione della Convenzione. Viene assistito da un Segretariato (Centro del Patrimonio Mondiale) che ne attua le decisioni e si avvale della consulenza tecnico-scientifica di alcune organizzazioni internazionali di riferimento.

Il Centro del Patrimonio Mondiale

Istituito nel 1992, il Centro del Patrimonio Mondiale, è il punto di contatto e di coordinamento, nell’ambito dell’UNESCO, per tutto ciò che riguarda il Patrimonio Mondiale e svolge il ruolo di Segretariato del Comitato, organizzando le riunioni statutarie, elaborando e proponendo le linee politiche e assicurando l’attuazione delle decisioni del Comitato, in collaborazione con gli Stati membri e con gli Organismi consultivi.
Unitamente agli Stati parte della Convenzione e agli Organismi consultivi, il Centro svolge inoltre le seguenti attività:

  • riceve, registra, verifica, archivia e trasmette agli Organismi consultivi le proposte d’iscrizione sulla Lista del Patrimonio Mondiale;
  • organizza e coordina il monitoraggio dei beni della Lista del Patrimonio Mondiale;
  • coordina l’assistenza internazionale e l’attuazione dei programmi e dei progetti del Comitato;
  • promuove la conoscenza del Patrimonio Mondiale e della Convenzione mediante la diffusione d’informazioni al grande pubblico.

Organismi consultivi

Organismi consultivi del Comitato del Patrimonio Mondiale sono l’ICCROM (Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali), l’ICOMOS (Consiglio internazionale dei monumenti e dei siti) e l’IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali).
Tra le loro attività principali, gli Organismi consultivi:

  • supportano il Centro del Patrimonio Mondiale nella preparazione della documentazione per il Comitato;
  • verificano lo stato di conservazione dei beni del Patrimonio Mondiale ed esaminano le richieste di assistenza internazionale;
  • valutano i beni proposti per l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale, presentando i rapporti al Comitato (ICOMOS e IUCN);
  • mettono a disposizione la consulenza di esperti di conservazione dei siti culturali e formazione (ICCROM).

Patrimonio culturale e naturale

La Convenzione (Articoli 1 e 2) definisce le tipologie dei beni che possono essere iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale:
Patrimonio culturale

  • i monumenti: opere di architettura, di scultura o di pittura monumentali, elementi o strutture di carattere archeologico, iscrizioni, grotte e gruppi di elementi che hanno un valore eccezionale dal punto di vista della storia, dell’arte o della scienza;
  • i complessi monumentali: gruppi di costruzioni isolate o raggruppate che, per la loro architettura, per la loro unità o per la loro integrazione nel paesaggio, hanno un valore universale eccezionale, dal punto di vista della storia, dell’arte o della scienza;
  • i siti: opere dell’uomo o creazioni congiunte dell’uomo e della natura, nonché le zone ivi comprese le aree archeologiche di valore universale eccezionale dal punto di vista storico, estetico, etnologico o antropologico.

Patrimonio naturale

  • i monumenti naturali, costituiti da formazioni fisiche e biologiche oppure da gruppi di tali formazioni aventi valore eccezionale dal punto di vista estetico o scientifico;
  • le formazioni geologiche e fisiografiche e le zone precisamente delimitate, costituenti l’habitat di specie di animali e vegetali minacciate, che hanno valore universale eccezionale dal punto di vista della scienza o della conservazione;
  • i siti naturali, oppure le zone naturali precisamente delimitate, aventi valore universale eccezionale dal punto di vista della scienza, della conservazione o della bellezza naturale.

Inoltre, le Linee guida operative per l’attuazione della Convenzione  identificano ulteriori due ambiti:

  • il patrimonio misto (culturale e naturale): i beni che corrispondono in parte o in tutto a entrambe le definizioni di patrimonio culturale e naturale;
  • i paesaggi culturali: i beni culturali che rappresentano “il lavoro congiunto dell’uomo e della natura” così come definiti all’articolo 1 della Convenzione e che illustrano l’evoluzione di una società e del suo insediamento nel tempo sotto l’influenza di vincoli e/o opportunità presentate, all’interno e all’esterno, dall’ambiente naturale e da spinte culturali, economiche e sociali.

Linee guida

Le Linee guida operative per l’attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale costituiscono lo strumento fondamentale per l’attuazione della Convenzione.
Predisposte per la prima volta nel 1977, le Linee guida vengono periodicamente aggiornate per recepire le decisioni del Comitato del Patrimonio Mondiale. Il documento fornisce i criteri e le procedure per l’iscrizione dei siti nella Lista del Patrimonio Mondiale; stabilisce le modalità per la verifica dello stato di conservazione dei siti iscritti, per l’attivazione dell’Assistenza Internazionale da parte del Fondo del Patrimonio Mondiale, le condizioni che determinano l’iscrizione dei siti nella Lista del Patrimonio in pericolo ed ulteriori dati ed istruzioni per tutti gli adempimenti connessi.